venerdì, giugno 21, 2019

Valvonauta. Non avevo nemmeno vent'anni

Il giorno che uscì Valvonauta dei Verdena io non avevo ancora compiuto vent'anni. Non avevo ancora una connessione internet a casa e avevo una sessione di esami universitari in corso. Per documentarmi sulla NBA spendevo dodicimila lire l'ora in un internet point, che era anche una sala biliardo, che era anche un bar dove si vedevano i posticipi della serie A, che iniziavano alle 20:30 ed erano l'atto finale della giornata del campionato di calcio più bello del mondo. La serie A di pallacanestro l'aveva vinta la Varese di Pozzecco e Meneghin, Compravo American Superbasket e le cards della Fleer e della Upper Deck. Michael Jordan era appena diventato un ex giocatore e il titolo NBA aveva preso per la prima volta la strada di San Antonio - ricordo benissimo che Tim Duncan girava in mezzo al campo cercando di riprendere tutto con una delle prime handycam mentre i suoi compagni Spurs facevano festa. 
Avevo appena conosciuto un amico tarantino che viveva con suo padre, che aveva a casa un PC col masterizzatore e questo mi aveva aperto nuove porte della percezione musicale, anche se già si potevano noleggiare i CD e registrarli su una musicassetta. Gli astri nascenti del basket collegiale, che cercavamo di seguire su Tele+, avevano nomi esotici (Khalid El-Amin) o venivano da posti tipo l'Alaska (Trajan Langdon), tiravano da tre di mancina (Michael Redd) o erano già dei vincenti (Richard Hamilton), avevano l'etichetta del predestinato addosso (A Duke c'erano i Killer Bees, Battier, Brand e Burgess) o erano già allora personaggi quasi di nicchia (Tayshaun Prince, Mateen Cleaves, Morris Peterson). Jason Kidd era già Jason Kidd, Steve Nash cominciava ad essere Steve Nash.  L'Eurolega la vinceva lo Zalgiris Kaunas e il college basketball Connecticut, entrambe per la prima volta, come San Antonio in NBA. Il quintetto base della mia squadra NBA del cuore schierava Tim Hardaway, Dan Majerle, Jamal Mashburn, P.J. Brown e Alonzo Mourning.  


Valvonauta dei Verdena era il loro primo singolo, una canzone che veniva additata da molti come una versione italiana di "1979" degli Smashing Pumpkins perché il giro di basso che era alla base di entrambe suonava abbastanza simile. Era una lettura un po' superficiale della cosa anche se alla fine i Verdena erano tre ventenni che avevano indovinato una canzone che ancora suonano ai concerti, in un mondo di critici musicali distratti allo stesso modo in cui Tim Duncan veniva da qualche raro sconsiderato considerato un sopravvalutato.  Alla fine, Michael Redd venne scelto al secondo giro del draft 2000 e vinse un oro olimpico, i Verdena suonano ancora in giro, gli Smashing Pumpkins si sono sciolti e riformati tante volte quante Jordan ha dato l'addio al basket giocato, Vince Carter giocherà un ultimo anno, e dopo che lui avrà smesso, tutti i giocatori in NBA saranno nati dopo di me. Il giorno che è uscita Valvonauta dei Verdena io non avevo ancora vent'anni, e i giocatori scelti alle posizioni uno, due e tre del draft di ieri notte non erano nemmeno nati, purtroppo per loro, purtroppo per me.

venerdì, giugno 14, 2019

FantaNBA 2019 - la classifica finale

Si conclude l'ottava edizione di questo FantaNBA di Basket City, che incorona per la prima volta Max D. come vincitore. Di seguito i risultati del pronostico delle Finals e la classifica finale.

NBA FINALS
Toronto Raptors - Golden State Warriors 4-2 MVP: Kawhi Leonard

Classifica Finals
Max D. 6 + 2 + 3
Silvio 2 + 2
Drinho 2 + 2
Stipe 0
Rob 0
Max 0
Sciain 0
Manq 0
Andrea C. 0
Ciccio 0
Carlo 0
Pan 0
Alby 0
Simo 0
Rafderosa 0
Samu 0
MAM 0
Fabio 0
Edoardo N.P.
Jury S. N.P.

Classifica finale
Max D. 31
Stipe 26
Silvio 25
Rob 24
Max 24
Sciain 21
Manq 21
Andrea C. 21
Ciccio 20
Carlo 18
Pan 17
Alby 16
Simo 15
Rafderosa 14
Samu 13
MAM 13
Drinho 12
Fabio 10
Edoardo 10
Jury S. 8

venerdì, giugno 07, 2019

ALLEN

(Realizzato originariamente per Overtime - Storie a spicchi e pubblicato QUI)


C’è una cosa di cui si parla sempre troppo poco quando si parla di Allen Ezail Iverson ed è la sua media punti a partita nei playoff. Ve la riporto subito così facciamo “via il dente, via il dolore”: 29,73. Solo Michael Jordan ha, nella storia della NBA, una media punti più alta nella post-season.  

Questo perché quando parliamo di AI ci tornano sempre in mente i momenti che hanno reso di lui un’icona: la prima chiamata al draft 1996; il crossover su Michael Jordan;


il titolo di rookie dell’anno;  la camminata sopra Tyronn Lue alle Finals; 



il trofeo di MVP del 2001; la conferenza stampa del “practice” ripetuto 22 volte; 



 i quattro titoli di miglior realizzatore della Lega; i 60 punti in 42 minuti contro i Magic. 

E invece c’è tanto, tantissimo altro, di questo giocatore che ha un posto speciale nell’immaginario collettivo per il cuore enorme che gli ha permesso di superare tutti i limiti che il suo fisico avrebbe dovuto dargli. Nelle 71 partite da lui giocate in postseason, The Answer ha tenuto una media di 6 assist e 2.1 recuperi a fronte di 3.1 perse.  

Il suo debutto nelle partite di playoff sembrò quasi ricalcare quello in NBA:  30 punti e 7 assist (contro i 30 e 6 assist dell’esordio nel 1996).  Nella sua terza partita, fu l’unico (ad oggi) nella storia della NBA a segnare 30 punti e rubare 10 palloni in una gara di postseason. La sua run del 2001, quella in cui guidò i Sixers alle finali più squilibrate della storia recente della NBA, lo vide scollinare quota 40 punti per ben 6 volte (con due puntate oltre quota 50), di cui 3 consecutive: le ultime due gare delle conference finals contro Milwaukee e la prima delle finali contro i Lakers.  Nell’ultima serie di playoff da lui giocata, Nuggets vs Lakers 2008, andò per due volte sopra i 30 ma non poté evitare lo sweep dai gialloviola.  

Ma la cosa più bella è che di Iverson i numeri non sono tutto, anzi, a dire il vero non sono praticamente niente. Restano le immagini, gli highlights, il cuore sempre ben oltre l’ostacolo, le sensazioni che sapeva trasmettere. Compie oggi 44 anni The Answer, il più “sensazionale” giocatore ad aver mai calcato i parquet della NBA.

domenica, maggio 26, 2019

FantaNBA 2019: The Finals

Siamo arrivati all'ultimo round, le finali NBA. I vostri pronostici vanno lasciati nei commenti a questo post (i commenti sono aperti, non è necessario iscriversi a Blogger) PRIMA della palla a 2 di gara-1.  Ricordatevi che per quest'ultimo round i punteggi dei pronostici saranno raddoppiati, e ci sono in palio due punti ulteriori per chi indovinerà il nome dell'MVP delle Finali.

NBA FINALS 
Toronto Raptors - Golden State Warriors

Classifica terzo turno:
Rob 6 + 3
Ciccio 4
Carlo 4
Simo 3
Manq 3
Stipe 3
Andrea C. 3
Alby 3
Pan 3
Samu 2 
Max 2
Edoardo 1
MAM 1
Max D. 1
Sciain 1
Rafderosa 1
Silvio 1
Jury S. N.P.
Drinho N.P.
Fabio N.P.


Classifica generale
Stipe 26
Rob 24
Max 24
Silvio 21
Sciain 21
Manq 21
Andrea C. 21
Max D. 20
Ciccio 20
Carlo 18
Pan 17
Alby 16
Simo 15
Rafderosa 14
Samu 13
MAM 13
Fabio 10
Edoardo 10
Drinho 8
Jury S. 8

lunedì, maggio 13, 2019

FantaNBA 2019: conference finals

Questi sono gli abbinamenti delle finali di conference dei playoff NBA. I vostri pronostici vanno lasciati nei commenti a questo post prima dell'inizio della prima partita di gara-1

Milwaukee Bucks - Toronto Raptors
Golden State Warriors - Portland Trail Blazers

Classifica secondo turno
Stipe 8 + 3
Max D. 8 + 3
Max 6
Ciccio 6
Rafderosa 5
Alby 5
Silvio 4
Sciain 4
Rob 3
Carlo 3
Pan 3
Samu 3
MAM 3
Manq 2
Andrea C. 2
Simo 1
Edoardo 1
Jury S. N.P.
Fabio N.P.
Drinho N.P.

Classifica generale
Stipe 23
Max 22
Silvio 20
Sciain 20
Max D. 19
Manq 18
Andrea C. 18
Ciccio 16
Rob 15
Carlo 14
Pan 14
Rafderosa 13
Alby 13
MAM 12
Simo 12
Samu 11
Fabio 10
Edoardo 9
Drinho 8
Jury S. 8

sabato, maggio 11, 2019

It was 20 years ago today...



...Sergeant Pepper taught the band to play
They've been going in and out of style
But they're guaranteed to raise a smile
So may I introduce to you 
The act you've known for all these years?
Sergeant Pepper's Lonely Hearts Club Band
 Sono passati già vent'anni dallo scudetto della stella di Varese, una delle squadre più iconiche della storia dello sport italiano, non solo di basket ma tout court.  


L'ho raccontato qui, per La Giornata Tipo. Ho cercato di metterci dentro amore, passione e grandissima stima per questo gruppo.  Sottofondo musicale consigliato per la lettura, ovviamente, questo:


mercoledì, aprile 24, 2019

FantaNBA 2019 round 2

Questi sono gli abbinamenti del secondo turno dei playoff NBA. I vostri pronostici vanno lasciati nei commenti a questo post prima dell'inizio della prima partita di gara-1

Milwaukee Bucks - Boston Celtics
Toronto Raptors - Philadelphia 76ers

Golden State Warriors - Houston Rockets
Denver Nuggets - Portland TrailBlazers

Classifica primo turno
Manq 13+3
Max 13+3
Silvio 13+3
Sciain 13+3
Andrea C. 13+3
Stipe 12
Rob 12
Simo 11
Carlo 11
Pan 11
Ciccio 10
Fabio 10
MAM 9
Edoardo 8
Drinho 8
Alby 8
Samu 8
Jury S. 8
Max D. 8
Rafderosa 8

martedì, aprile 23, 2019

Keith Van Horn, Entrepreneur, Former NBA Player.

"With the second pick, the Philadelphia 76ers select Keith Van Horn from the University of Utah".  La scelta del five stars prospect (prima che “Five stars”, soprattutto in Italia, assumesse tutt’altra connotazione) annunciata da David Stern con la sua solita, immancabile aria soddisfatta, venne accolta dai tifosi della città dell’amore fraterno, che avevano appena finito di lustrarsi gli occhi con l’annata da rookie di Allen Iverson, con un misto di applausi e qualche boo.  Diciamocelo, i Sixers coltivavano la segreta speranza di poter arrivare, con la seconda scelta, a Tim Duncan, visto che la prima chiamata assoluta spettava ai San Antonio Spurs che avevano già l’Ammiraglio, al secolo David Robinson, sotto le plance. Speranza piuttosto flebile, onestamente, visto che gli Speroni avevano già detto in lungo e in largo che avrebbero chiamato Duncan, ma che al tempo stesso avrebbero ascoltato tutte le offerte per aggiudicarsi il 21 da Wake Forest.  E invece niente, com’era in fondo prevedibile. 
La prima permanenza di Keith a Philadelphia, però, è di brevissima durata. Due giorni dopo il draft infatti i Sixers imbastiscono una mega trade coi Nets, che manda in New Jersey proprio Van Horn, oltre a Michael Cage, Lucious Harris e Don MacLean per ricevere in cambio Jim Jackson, Eric Montross, Anthony Parker e Tim Thomas, il rookie che i Sixers scelgono di affiancare a “The Answer” per creare un duo tutto esplosività e giocate spettacolari. Ecco, Van Horn aveva meno numeri spettacolari nell’arsenale, ma aveva – ha – una testa che funziona, e soprattutto arrivava in NBA con un bagaglio tecnico notevole. Il fatto di aver potuto completare la carriera collegiale nonostante i radar del basket professionistico fossero già sintonizzati su di lui sin dalla sua stagione da sophomore gli ha permesso di arrivare tra i pro con una laurea in Sociologia in tasca e diversi aspetti del gioco già consolidati. Purtroppo per lui, appena in NBA si videro arrivare questo giocatore bianco di 2.08 che sapeva tirare da tre, passare la palla e andare a rimbalzo, le etichette di “The great white hope” e di “nuovo Larry Bird” gli vennero appiccicate in automatico. La sua stagione da rookie inizia solo a dicembre a causa di un infortunio abbastanza serio alla caviglia, ma gli lascia comunque il tempo – in 62 partite – di mettere insieme 19,7 punti a partita con 6,6 rimbalzi e l’84,6% dalla lunetta. Dirk Nowitzki prima di Dirk Nowitzki, insomma. E per uno strano scherzo del destino, sarà proprio come cambio di WunderDirk che Van Horn chiuderà la sua carriera in NBA. 



La sua prima partita nella Lega lo vede opposto proprio a quei Sixers che lo avevano chiamato al draft e subito ceduto: un debutto non esattamente da consegnare agli annali, con 11 punti, 2 rimbalzi e 7 palle perse in 27 minuti, ma già nelle uscite successive Keith comincia a far vedere a tutti di che pasta è fatto. Il primo ventello arriva alla sua terza presenza in NBA, a Washington;  altre due partite e arriva il primo trentello, nella vittoria dei suoi Nets contro Denver.  Nelle ultime quattro partite del 1998, KVH viaggia a 22,2 punti e 11 rimbalzi di media, numeri che suonano sorprendenti solo a chi non aveva seguito la sua carriera collegiale. Sotto la guida del compianto Rick Majerus, il bianco californiano coi calzettoni al ginocchio mette insieme quattro stagioni con gli Utah Utes da 20,8 punti a partita con 8,8 rimbalzi, il 52% dal campo, il 40% da tre e l’85% ai liberi. Il che fa di lui il miglior marcatore di sempre nella storia dell’ateneo, cosa che ovviamente gli ha fruttato il fatto di essere il quinto giocatore a vedere la sua maglia ritirata dal suo college, onore toccato poco dopo anche ad Andre Miller ed Andrew Bogut. Non arriva il titolo di rookie of the year per una ragione estremamente semplice, e questa ragione estremamente semplice ha la canotta nero-argento col numero 21, non dovrebbe esserci bisogno di aggiungere altro. La sua seconda stagione, poi, va ancora meglio:  i punti a partita diventano 21,8 (quinto della NBA), i rimbalzi 8,5, la percentuale dalla lunetta sfiora l’86%. Nel suo terzo anno da pro, poi, arriva in New Jersey Starbury Marbury, ma paradossalmente il suo gioco ne trae giovamento. Se da un lato si prende qualche tiro in meno (e conseguentemente i punti scenderanno da 21,8 a 17 in due stagioni), il fatto di poter dividere la pressione delle difese con Stephon lo porta ad un miglioramento in molteplici voci statistiche. La percentuale dal campo passa da .428 a .441 e il tiro da tre dal .302 al .374, oltre a scendere anche in voci poco lusinghiere come le palle perse. Paradossalmente, però, proprio mentre il suo status di stella NBA si stava affermando, cominciava anche la sua fall from grace. Via coach Calipari, rimpiazzato prima da Don Casey e poi da Byron Scott, via Marbury per Jason Kidd, i Nets arrivano alle prime NBA finals della loro storia (la loro ultima serie playoff vinta risaliva al 1984), perse malamente contro dei Los Angeles Lakers oggettivamente più forti. Ed è lì che nel management dei Nets si decide che bisogna intervenire per colmare il gap: Van Horn va a Phila, stavolta da giocatore vero e non come pedina di scambio, insieme a Todd McCulloch, in cambio di Dikembe Mutombo, dopo aver disputato delle finals un po’ sottotono ed aver perso punti nella considerazione di coach Scott, che di lui disse: “non penso che volesse essere un grande giocatore. Penso che fosse abbastanza soddisfatto di quel che aveva. Era uno che lavorava duro negli allenamenti, ma non faceva mai quel qualcosa in più.” Ovvio, Dikembe venne preso nella speranza (vana) di poter contenere in qualche modo l’onnipotenza cestistica di Shaquille O’Neal: la casella “titoli vinti” dei Nets in quegli anni vi dice già il finale della storia. La sua unica stagione in maglia Sixers, comunque, è più che discreta:  15,9 ppg, 7,1 rimbalzi col 48,2% dal campo (sua miglior percentuale in carriera) e il 36,9% da tre. Statistiche che miglioreranno ancora nella stagione successiva, disputata in parte ai Knicks e in parte ai Bucks, ma Keith è un giocatore che non ama sentirsi “sostituibile”, perché sente giustamente di aver dimostrato ampiamente che quel livello gli compete: a Milwaukee perde il posto in quintetto per la prima volta nella sua carriera, e – insieme – probabilmente anche molti degli stimoli per continuare a giocare da professionista. I Bucks lo spediscono a Dallas, ma le sue presenze in maglia Mavs, spalmate in una stagione e mezzo, sono le ultime partite che giocherà da professionista. E dire che a Dallas, ancora una volta, aveva saputo dimostrare di poter fare bene in una squadra di alto livello, anche uscendo dalla panchina: nella seconda metà di marzo del 2005 mette a referto 10 partite consecutive in doppia cifra, tra cui tre sopra i 20 punti, sempre uscendo dal pino e in 21,5 minuti di impiego medio. Ovviamente, comunque, nelle gerarchie dei texani viene dopo Dirk Nowitzki e Josh Howard, e questa cosa riduce notevolmente il suo impiego nei playoff, e anche nella regular season successiva, l’unica della sua carriera chiusa con meno di 10 punti a partita. Nell’ultima gara della finale 2006, quella serie che porta il marchio a fuoco di Dwyane Wade, Van Horn colleziona un DNP. Non ha ancora 31 anni, ma decide che è il momento giusto per dire basta. “Uno dei più grandi motivi per cui ho smesso così presto è che i miei figli stavano crescendo e io volevo passare più tempo con loro e con mia moglie”, dirà. Paradossalmente, i Mavs lo scambieranno due anni dopo, da già ritirato, nella trade che riporterà sia lui che Jason Kidd alla squadra dove avevano iniziato la carriera, fruttandogli altri 4,3 milioni di dollari di salario dai Nets. 

Kidd a quel tempo è ancora un giocatore, e in maglia Mavs porterà poi a casa quel titolo di campione NBA che tanto aveva agognato, Van Horn è già un businessman che – infatti – avendo una testa che funziona, decide che la miglior cosa che può fare è far fruttare i quasi 89 milioni di salari ricevuti nelle sue stagioni NBA. 


Se volete sapere cosa fa adesso, il suo profilo personale e professionale recita:

Entrepreneur, NIKE Elite Basketball Coach, Director of Premier Basketball Club, Keith & Amy Van Horn Charitable Fund. Former Founder of Accuworks Software LLC, former NBA player. He has been married to his wife Amy for over 18 years and they have four children. They live in the beautiful state of Colorado. Some of Keith's hobbies include fly fishing, mountain biking, making wine, reading and all things technology. 

A volte, la vita dopo la NBA può essere comunque di successo. A ricordarci che la ricerca della felicità, magari per altre strade, non si ferma davvero mai.

giovedì, aprile 11, 2019

FantaNBA 2019

Anche quest'anno ci risiamo! I playoff NBA sono alle porte, quindi Basket City lancia l'ottava edizione del gioco a pronostici.  Non si vince niente, se non il diritto a sfottersi in malo modo fino all'anno seguente.

Per chi negli anni scorsi non ha partecipato, o ha dimenticato le regole, le riscriviamo qua sotto.
Ognuno dei partecipanti dovrà semplicemente fare un pronostico per ogni serie di playoff e se indovinerà il punteggio esatto con cui terminerà la serie riceverà 3 punti, in caso di punteggio errato ma comunque vittoria della squadra pronosticata 1 punto, in caso contrario la bellezza di 0 punti.
Al vincitore di ogni turno (1°-2°-finali di conference-finali assolute) andrà anche un bonus di 3 punti ulteriori.
Nella finale assoluta verrà chiesto anche il nome del MVP: indovinarlo vale due punti.
I pronostici vanno inviati (nei commenti ai post che verranno fatti per ogni turno) prima dell'inizio della prima partita di gara-1 di ogni turno di playoff.  I pronostici inviati in ritardo rispetto alla scadenza non saranno considerati, e il concorrente si prenderà 0 punti per il turno in questione.
Ringraziamo once again per l'idea il forum di Ondarock visto che le prime edizioni di questo FantaNBA le abbiamo giocate lì.

Per chi vuole partecipare, basta lasciare un commento qua sotto! (Potete già lasciare i pronostici relativi al primo turno).

EASTERN CONFERENCE

(1) Milwaukee - (8) Detroit
(2) Toronto - (7) Orlando
(3) Philadelphia - (6) Brooklyn
(4) Boston - (5) Indiana

WESTERN CONFERENCE

(1) Golden State - (8) LA Clippers
(2) Denver - (7) San Antonio
(3) Portland - (6) Oklahoma City
(4) Houston - (5) Utah

venerdì, marzo 01, 2019

Cinque Citazioni

Allora, il giochino era questo:  nel mio articolo sul draft 2003 per La Giornata Tipo ho inserito cinque citazioni, chiedendo ai lettori di indovinarle tutte. Non ci è riuscito nessuno (o più probabilmente nessuno mi ha considerato), quindi questo è quanto.

1. Il titolo, "EVERYBODY GET UP IT'S TIME TO SLAM NOW" è un verso della canzone "Space Jam" dei Quad City DJ's, parte della colonna sonora di, indovinate un po'? Space Jam.


2. "C’è nelle cose umane una marea che colta al flusso mena alla fortuna: perduta, l’intero viaggio della nostra vita si arena su fondali di miserie." Questa era esplicitata, ed è tratta da "Giulio Cesare" di William Shakespeare.

3. "Del senno di poi si può sempre ridere e anche di quello di prima, perché non serve". Questa è tratta da uno dei più bei romanzi in lingua italiana che siano mai stati scritti, "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo.

4. "una specie di società di frutta" è un omaggio a Forrest Gump, film che se non vi ha fatti commuovere neanche un po', boh, io con voi non ci voglio avere niente a che fare.


5. Ma questa, fortunatamente, è stata individuata da più parti, "la risposta è dentro di te, e però è sbagliata" è un omaggio all'immenso Quèlo di Corrado Guzzanti.


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