lunedì, giugno 15, 2009
NBA Finals Game 5: Orlando Magic 86 - LA Lakers 99
sabato, giugno 13, 2009
NBA Finals Game 4: Orlando Magic 91 - LA Lakers 99 (OT)
mercoledì, giugno 10, 2009
NBA Finals Game 3: Orlando Magic 108 - LA Lakers 104
La prima è che anche i Lakers hanno fatto anche loro un partitone. Per la terza volta sopra i 100 punti in tre gare di finale,Bryant e Gasol efficacissimi in attacco, una buona prova anche da Odom, Fisher, Farmar e Ariza, che però deve smetterla di pensare di essere un tiratore da tre. La seconda, che è la logica conseguenza della prima, è che LA è una squadra tosta, tostissima, perché con qualche scelta più oculata offensivamente forse saremmo qui a parlare di serie ormai compromessa. In ogni caso, stavolta sono i Magic ad aver compiuto la missione, e ad aver ribaltato alcuni dettami fin qui emersi dalle due gare losangeline: ora sono i Lakers a dover registrare la difesa, a dover lottare di più a rimbalzo (se Gasol e Bynum ne totalizzano 7 in due anche nelle prossime uscite, non c'è speranza, caro coach Zen), e in entrambi i casi c'è un disperato bisogno di Baby Bynum, sin qui quasi ininfluente nella serie. C'è da aspettarsi un Kobe in versione "giorni migliori" in almeno una delle due gare che restano in Florida. Del resto, è proprio in Florida che è successo l'unico "semi-miracolo" delle NBA Finals in formato 2-3-2, ovvero vincere il titolo dopo aver perso le prime due gare, anche se non dei Magic stiamo parlando ma dei Miami Heat versione 2006, tutt'altra squadra a livello di esperienza nel roster, e - impressione personale di chi scrive - anche a livello di talento. Oggi come oggi, l'ago della bilancia pende talmente tanto a favore dei Lakers che solo loro possono perdere questo titolo. Ma in fondo, dopo le prime due gare, si diceva lo stesso dei Dallas Mavericks.
martedì, giugno 09, 2009
NBA Finals Game 2: LA Lakers 101 - Orlando Magic 96 (OT)
Ora la serie si sposta a Orlando. Coach Van Gundy non ha tantissimo tempo per registrare le cose che non vanno, a cominciare dalla difesa, che nelle prime due gare ha concesso un po' troppo a LA (100.5 punti di media con il 46% dal campo è un discorso pesante per delle gare di finale NBA), proseguendo con l'apporto delle guardie, in primis Alston e Nelson che in queste due gare non è che abbiano fatto proprio le onde. Orlando ha dei piccoli margini per fare un pochino meglio, LA sembra una macchina oliata alla perfezione. Se i Magic innalzano di un altro gradino il livello del proprio gioco, tutto può ancora succedere. Altrimenti il destino di questa serie pare scritto a chiare lettere.
venerdì, giugno 05, 2009
NBA Finals Game 1: LA Lakers 100 - Orlando Magic 75
Ora, per entrare un secondo nel "fatto agonistico", le cose da rilevare sono sostanzialmente queste: che il Black Mamba di cui sopra fosse in effetti immarcabile per i Magic, lo si poteva immaginare, e infatti il suo fatturato parla di 40 punti con 8 rimbalzi e altrettanti assist. Quello che magari era più difficile da immaginare a priori era che Orlando arrivasse alle Finals con le polveri bagnate, bagnatissime, nonostante il rientro di Jameer Nelson: tirando sotto il 30% dal campo si perde 4-0, contro questi Lakers qua. Peraltro, se in una squadra hai Dwight Howard e prendi 14 rimbalzi in meno dei tuoi avversari, beh, anche questo è un problema non di poco conto. In effetti, a coach Van Gundy giravano a velocità vorticosa, su quest'aspetto, tanto da evidenziarlo anche in conferenza stampa. Peraltro, i Magic che sono arrivati in finale meritatamente, giocando da squadra, hanno subito non solo il sopracitato Bryant (e va bè, direbbe uno), ma anche il "collettivo LA", con cinque giocatori tra i 9 e i 16 punti (Gasol, Odom, Fisher, Bynum e Walton). E dire che il primo quarto e l'inizio del secondo avevano illuso un po' tutti i tifosi dei Magic, con Orlando capace di chiudere i primi 12 minuti sul +2 ed arrivare al + 5 più volte in apertura di seconda frazione. Ed è stato lì che il sonnecchiante KB24 è salito in cattedra e ha sentito l'odore del sangue. Sul 33-28 Magic, con 8'32" da giocare, LA chiama time out. Kobe ha fino a quel momento 6 punti e 2 assist. I Lakers rientrano sul parquet e piazzano un 10-0 quasi tutto di marca Bryant (6 punti e un assist per Walton, oltre a due rimbalzi). I Magic non avrebbero più messo il naso avanti, mr. Black Mamba non si sarebbe più fermato.
sabato, aprile 18, 2009
"At least it settles in the final location" (Western conference 2009)
No KG? No Party! (ovvero i playoffs '09 a Est)
Si parte con i playoffs ’09, diamo un’occhiata alla Eastern Conferance e proviamo a fare qualche pronostico…
Cleveland Cavaliers Vs. Detroit Pistons:
Dopo l’anno della consacrazione assoluta – con una regular season dominata ai 28p/7r/7a – LBJ si trova di fronte un avversario che si potrebbe rivelare più ostico di quello che dicono i numeri (assolutamente impietosi se paragonati a quelli delle ultime stagioni). In molti – tra quelli bravi…- dicono che il Prescelto abbia finalmente una squadra attorno a sé, la realtà - secondo me – è che si ritrova a giocare con gente che faticherebbe in un’Eurolega di prima fascia ma yournextMVP è oggettivamente di un altro mondo. Per Motown la trade Billups-Iverson è stata la seconda disgrazia più devastante dell’anno (catastrofica sì, ma mai quanto i dati dell’automotive industry), e questa serie di primo turno non parrebbe l’occasione migliore per tirar su l’umore della gente del Michigan…meglio sperare nel miracolo di Marchionne che in quello di ‘Sheed ora come ora…
Final Score: Cleveland Cavaliers 4-1
La news che tutti gli amanti di questo giochino non volevano sentire è arrivata – anche se ancora sembra più un rumor – il “buon” Garnett sarebbe out for the season…allora, tentando di calmare l’euforia che si sprigiona dentro il corpo di questo vecchio tifoso giallo-viola (evvai con la sportività!), non stiamo parlando di “cotiche” perché senza il loro sciamano i campioni in carica rischiano con chiunque nei playoffs, Bulls compresi. Beh magari Allen & Pierce – insieme al fattore campo che a Boston conta sempre un po’ di più del normale – per abbattere i Tori, che vengono da una stagione molto deludente, potrebbero bastare ma non diamo niente di scontato, soprattutto per un eventuale second round.
Final Score: Boston Celtics 4-2
Sembravano poter strappare il secondo posto nel ranking ai Celtics, questi Orlando Magic, ma un finale di regular season da suicidio di massa li mette di fronte ad una di quelle squadre che vorresti evitare sempre volentieri. Howard è l’unico vero centro rimasto in questa Lega ed il giocatore fisicamente più dominante da quando il titolo apparteneva di diritto a Shaq, rimane il dubbio che sia più un atleta superdotato che un giocatore di pallacanestro fatto e finito (O’Neal era un’altra cosa da questo punto di vista). Lewis e soprattutto Turkoglu (anche se viene da un infortunio) sono stati protagonisti di una stagione più che buona (per Hedo ben oltre le più rosee aspettative) e con il fattore campo non dovrebbero esserci grosse sorprese per l’esito di questa sfida ma Miller e Iguodala – con Young – non sono per niente un bel cliente in questo periodo.
Final Score: Orlando Magic 4-3
Dopo la scorsa stagione che cosa ti può capitare di peggio, caro Dwyane? Che i Cavs finiscano la stagione con il primo record assoluto! La sindrome di Drexler (o di Wilkins, o di Ewing…) – quella di giocare nel "Jordan Kingdom" - continua a mietere le sue vittime…una stagione imbarazzante (in termini positivi) di Wade rischia di chiudersi con un pugno di mosche. Ovviamente non si parla di titolo qui, ma di premi individuali e gratificazioni varie: tipo passare almeno un turno di playoffs o vincere l’MVP della regular season che sarebbe a dir poco meritato (shame on you LBJ!). Venendo a questa serie Atlanta è una brutta bestia (chiedere ai bianco-verdi) ma se l’O’Neal di II° classe, Super Mario e il Beasley dell’ultimo scorcio di stagione fanno il loro dovere – considerando il Wade di cui sopra – scommetterei il mio dollaro sulla franchigia della Florida. Anche perché ci vuole un po’ di giustizia a questo mondo. Ci vuole.
Final Score: Miami Heat 4-2
giovedì, aprile 09, 2009
North Carolina - Michigan State 89-72
La forma breve del racconto della finale NCAA 2009 è condensabile nella frase che segue i due punti: UNC impiega 9 minuti e 45 secondi esatti per scappare sul +20 (33-13) e Michigan State non la riprende più.
Ovviamente c'è anche dell'altro di cui parlare, per raccontare a dovere una finale dal pronostico che inizialmente tutti volevano più serrato, e che si è invece rivelato coincidente con quanto detto a inizio stagione, ovvero che quest'anno i Tar Heels erano un paio di piste avanti alla concorrenza. A tutta la concorrenza. Tanto da stabilire anche qualche record NCAA che non sarà facilissimo da battere. A cominciare dal primo: +21 a metà gara è il massimo dello scarto della storia delle finali collegiali. Così come 55 punti sono il massimo segnato nei primi venti minuti dell'atto conclusivo della stagione. Inoltre, Ty Lawson (vero MVP delle Final Four a detta di chi scrive) ha fissato il nuovo limite per i recuperi in questa partita, fermandosi a quota 8 (tutti nei primi 25 minuti, peraltro). L'impostazione della gara da parte degli Spartans di Tom Izzo era, prevedibilmente, l'unica possibile: Tyler Hansbrough è il no.1 public enemy, quindi va contenuto in tutti i modi, sperando che gli altri non esagerino e che i nostri siano in serata buona. Piano riuscito (in parte) in un punto su tre, ovvero il contenimento dell'ala di UNC (alla fine, per lui, raddoppiato praticamente a ogni possesso, 18 punti e 7 rimbalzi). Il guaio è che i Tar Heels di coach Williams non erano solo Hansbrough. Così Wayne Ellington (alla fine nominato Most Outstanding Player delle Final Four) ne mette 17 (dei suoi 19 totali) nel primo tempo, Ed Davis è presente e reattivo (11 punti e 8 rimbalzi per lui), Ty Lawson capisce che il tiro va e viene e ne prende pochini (3-10 dal campo, ma anche 15-18 dalla lunetta per 21 punti totali, miglior realizzatore della serata) ma domina la partita in altro modo (oltre ai già citati 8 recuperi, per lui 6 assist, 4 rimbalzi e UNA sola palla persa in 37 minuti in cabina di regia). Inoltre, gli Spartans non sono in modalità unstoppable, anzi. Raymar Morgan, dominatore di UConn in semifinale, è praticamente un fantasma (4 punti e 1 rimbalzo, 5 falli in 19 minuti); Kalin Lucas, la stellina della squadra, segna la maggior parte dei suoi 14 punti quando la gara è ormai impossibile da ribaltare; Allen è irritante nel suo intestardirsi a sbagliare tiri da tre; l'ultimo ad alzare bandiera bianca è la vera sorpresa degli Spartans di questo torneo NCAA 2009, Goran Suton. Per lui 17 punti e 11 rimbalzi, con 7-10 dal campo e 3-4 da tre. Praticamente una specie di Mehmet Okur in maglia biancoverde. E scusate se è poco.
Miglior giocatore Wayne Ellington, dicevamo. Premio singolare, se si pensa che nel secondo tempo della finale il numero 22 dei Tar Heels ha portato a casa un misero 0-3 dal campo con 2 punti totali, sparendo letteralmente dalla partita, mentre il compagno di reparto Ty Lawson saliva in cattedra. Se poi ne vogliamo fare un discorso anche meramente statistico, Lawson è stato il miglior marcatore della gara sia in semifinale sia in finale. Ma si sa, questa UNC era una squadra con tre stelle, e un roster profondissimo: c'era, volendo, l'imbarazzo della scelta. Una squadra già molto NBA ready che ha giocato la finale del torneo NCAA contro una buonissima squadra di college. Anche nel secondo tempo, quando UNC ha avuto una fase di calo, lo svantaggio degli Spartans non è mai sceso sotto le 13 lunghezze, nonostante la percentuale dal campo di UNC fosse scesa sensibilmente, rispetto al 53% del primo tempo (a fine gara sarà il 46%, contro il 40% di MS). Come ha detto Travis Walton, guardia di Michigan State, tra i suoi avversari "c'erano sei potenziali scelte da primo giro, o da inizio secondo giro del draft. Probabilmente questi potrebbero battere anche qualche squadra NBA." E non può essere un caso se hanno vinto tutte le gare con almeno dodici punti di scarto, dal primo turno alla finale. Roy Williams pareggia il conto con Dean Smith portando a casa il suo secondo titolo per North Carolina, quinto della storia Tar Heels, che li pone al terzo posto a pari merito con Indiana tra le squadre con più titoli NCAA vinti. Il cielo non è un limite, se il suo colore è il Carolina Blue.
