martedì, maggio 29, 2018

FantaNBA 2018: The Finals

Siamo arrivati all'ultimo round, le finali NBA. I vostri pronostici vanno lasciati nei commenti a questo post (i commenti sono aperti, non è necessario iscriversi a Blogger) PRIMA della palla a 2 di gara-1.  Ricordatevi che per quest'ultimo round i punteggi dei pronostici saranno raddoppiati, e ci sono in palio due punti ulteriori per chi indovinerà il nome dell'MVP delle Finali.

NBA FINALS 
Golden State Warriors - Cleveland Cavaliers

Classifica terzo turno:
Rob 2+3
Manq 2+3
Silvio 2+3
Stipe 2+3
Sciain 2+3
Marco A. Munno 1
Ralf 1
Simo 0
Max 0
Massimo N.P.
Alby N.P.
Carlo N.P.
Mauro N.P.
Pan N.P.


Classifica generale
Silvio 26
Stipe 22
Rob 16
Pan 16
Sciain 14
Ralf 13 
Manq 13
Max 12
Alby 10
Simo 9   
Marco A. Munno 9
Mauro 8
Massimo 7
Carlo 7

giovedì, maggio 10, 2018

FantaNBA 2018: conference finals

Questi sono gli abbinamenti delle finali di conference dei playoff NBA. I vostri pronostici vanno lasciati nei commenti a questo post prima dell'inizio della prima partita di gara-1

Boston Celtics - Cleveland Cavaliers
Houston Rockets - Golden State Warriors
 
Classifica secondo turno
Pan 7+3
Rob 5
Stipe 5
Max 4
Ralf 3
Sciain 3
Silvio 3
Marco A. Munno 0
Alby N.P.
Simo N.P.
Mauro N.P.
Manq N.P.
Massimo N.P.
Carlo N.P.
 
Classifica generale
Silvio 21
Stipe 17
Pan 16
Max 12
Ralf 12 
Rob 11
Alby 10
Sciain 9
Simo 9   
Marco A. Munno 8
Mauro 8
Manq 8
Massimo 7
Carlo 7

sabato, aprile 28, 2018

FantaNBA 2018 round 2

Questi sono gli abbinamenti del secondo turno dei playoff NBA. I vostri pronostici vanno lasciati nei commenti a questo post prima dell'inizio della prima partita di gara-1

Toronto Raptors - Cleveland Cavs
Philadelphia 76ers - Boston Celtics

Golden State Warriors - New Orleans Pelicans
Houston Rockets - Utah Jazz

Classifica primo turno
Silvio 15+3
Stipe 12
Alby 10
Ralf 9
Simo 9
Marco A. Munno 8
Mauro 8
Manq 8
Max 8
Massimo 7
Carlo 7
Rob 6
Sciain 6
Pan 6

giovedì, aprile 12, 2018

FantaNBA 2018

Anche quest'anno ci risiamo! I playoff NBA sono alle porte, quindi Basket City lancia la settima edizione del gioco a pronostici.  Non si vince niente, se non il diritto a sfottersi in malo modo fino all'anno seguente.

Per chi negli anni scorsi non ha partecipato, o ha dimenticato le regole, le riscriviamo qua sotto.
Ognuno dei partecipanti dovrà semplicemente fare un pronostico per ogni serie di playoff e se indovinerà il punteggio esatto con cui terminerà la serie riceverà 3 punti, in caso di punteggio errato ma comunque vittoria della squadra pronosticata 1 punto, in caso contrario la bellezza di 0 punti.
Al vincitore di ogni turno (1°-2°-finali di conference-finali assolute) andrà anche un bonus di 3 punti ulteriori.
Nella finale assoluta verrà chiesto anche il nome del MVP: indovinarlo vale due punti.
I pronostici vanno inviati (nei commenti ai post che verranno fatti per ogni turno) prima dell'inizio della prima partita di gara-1 di ogni turno di playoff.  I pronostici inviati in ritardo rispetto alla scadenza non saranno considerati, e il concorrente si prenderà 0 punti per il turno in questione.
Ringraziamo once again per l'idea il forum di Ondarock visto che lì questo divertente gioco viene fatto ormai da diversi anni.

Per chi vuole partecipare, basta lasciare un commento qua sotto! (Potete già lasciare i pronostici relativi al primo turno).

EASTERN CONFERENCE

(1) Toronto - (8) Washington
(2) Boston - (7) Milwaukee
(3) Philadelphia - (6) Miami
(4) Cleveland - (5) Indiana

WESTERN CONFERENCE

(1) Houston - (8) Minnesota
(2) Golden State - (7) San Antonio
(3) Portland - (6) New Orleans
(4) Oklahoma City - (5) Utah

lunedì, marzo 19, 2018

Essere padre


(pubblicato originariamente su "ventotto metri", libro autoprodotto e finalista del premio "Ilmioesordio" 2015)

Essere padre, con la pallacanestro, c’entra fino ad un certo punto.  Cioè, c’entra da morire, nel senso che il tuo tempo per andare a fare la partitella con gli amici viene ridotto drasticamente.  E c’entra perché, in maniera sicuramente goffa, se il basket ti scorre nel sangue, cercherai in ogni modo di fare innamorare tuo figlio di questo sport, proprio come te ne sei innamorato tu, ma sempre col pensiero che a lui potrebbe non interessare minimamente il basket, e che questa cosa non dovrà comunque essere per te una delusione, perché ci sono cose, nella vita, che non si possono proprio pianificare.  Comunque, intanto che lui cresce e ci pensa, ci sono cose e piccoli passettini che fai insieme a lui. 

La foto sul passeggino col pallone da basket in mano. 



L’amico di sempre che ti regala un completino taglia 6 mesi con il body fatto a canotta di Michael Jordan, i calzini e il berretto con l’inconfondibile logo di His Airness in volo per schiacciare.  Il DVD di Magic Johnson e quello di Allen Iverson che gli fai vedere di nascosto da sua mamma, in sostituzione dei Barbapapà e degli altri cartoni animati con cui è solito sollazzarsi.  Il canestro piccolo che gli hai comprato per attaccarlo dietro alla porta della camera.  Quello un po’ meno piccolo, alto un metro, per fargli prendere un po’ di confidenza con la faccenda.  Le visite ai siti internet delle squadre vicino a casa tua, per vedere da che età in poi organizzano i corsi di minibasket.  La canotta di Georgetown che hai comprato quando avevi 17 anni e che a te è sempre andata un po’ larga, e che hai custodito gelosamente sperando che a lui vada bene.  Quelle di Jordan, ancora lui, e di Marco Belinelli, primo italiano nella storia a vincere un titolo NBA, entrambe della tua taglia e quindi un bel po’ più usate, ma comunque cimeli da conservare.

Queste pagine, perché no?

E tutto questo, che sicuramente non servirà a lui ma serve tanto a te, per fare il conto del tempo che passa, mentre lui cresce e diventa un piccolo ometto e i tuoi capelli cominciano a colorarsi di grigio qua e là, è solo una piccola parte di un amore che tu speri di trasmettere a lui, nella speranza neanche troppo celata o velata di poter poi costruire una passione condivisa insieme a tuo figlio.

Perché, come ti disse una volta un tuo amico, quando tuo figlio era nato da poche settimane, “un giorno questo bambino ti porterà in post basso, spalle a canestro, e ti segnerà in testa.”  Quello sarà il giorno in cui tu sarai forse diventato un po’ più vecchio, ma sarà anche un passo in più per il bimbo che ancora a volte si addormenta sul seggiolone, per diventare un uomo.

martedì, febbraio 06, 2018

Il primo pezzo per La Giornata Tipo...

...non si scorda mai! :) 

Se capitate ogni tanto su queste pagine, credo che conosciate il sito La Giornata Tipo (se non lo conoscete, andate a vederlo, fidatevi, vi ho svoltato la giornata). 

Se, come immagino, lo conoscete, spero vi farà piacere sapere che hanno appena pubblicato il mio primo pezzo per loro. Una digressione in pieno stile "What If...?" sul Draft NBA 2009, come è stato e come avrebbe dovuto essere. Lo trovate qui:


Se vi state chiedendo perché il pezzo abbia questo titolo, è - esattamente come sembra - ispirato dal ritornello di questa canzone (del 2009 anch'essa, sì):


sabato, gennaio 13, 2018

[Blog dell'anno & Intervista] Succede.

Succede che Basket City, come i più attenti di voi avranno visto dalla colonna in alto a destra nella home, è stato selezionato per partecipare al concorso "Blog dell'anno 2017" del sito web Superscommesse.

Succede che la classifica finale della categoria "Basket" abbia visto questo esito finale:

Non avevamo ancora ringraziato tutti quelli che ci hanno votato, ma lo facciamo ora.

E quindi niente, succede che da Superscommesse ti contattino, per fare due chiacchiere sul sito (più alcune considerazioni sull'attualità della palla a spicchi).  Una bella intervista, dove abbiamo ripercorso un pezzetto di una storia lunga ormai oltre 11 anni (il primo post di questo blog risale infatti al dicembre 2006), fatto alcune riflessioni sullo stato di salute del basket italiano e dell'informazione sportiva nel nostro Paese. L'intervista per intero, a cura di Marika Petruzziello e Lorenzo Cimmino, la trovate qui: lasciateci un parere nei commenti, ci farà piacere. 

sabato, ottobre 07, 2017

[Cinnamon] Addio, middle class...

Scritto e pensato ascoltando Offlaga Disco Pax - Cinnamon, e pubblicato per intero, con supporti audiovisivi annessi e più inerenti al testo, su Crampi Sportivi.



La sparizione delle squadre di fascia media della NBA “non è avvenuta in una data precisa. Sono cose che misteriosamente accadono, come la comparsa dei biscotti Togo al cioccolato. Tutto è cambiato.” Se diamo un’occhiata alla NBA di qualche anno fa, vediamo come ogni anno erano numerose le contender più o meno accreditate o accreditabili a poter lottare per la conquista dell’anello. Un’aggiustatina qui, una puntellatina lì; un rimbalzista in meno, un tiratore da fuori in più ed ecco che una squadra con una superstella nel roster si trasformava in una potenziale squadra da titolo.
Poi c’erano gli infortuni, la sfiga, l’annata storta del play e chi più ne ha più ne metta, ma tutto sommato bastava poco. Relativamente poco, però la squadra da titolo si costruiva su un tipico asse: superstella, secondo violino, terzo e quarto titolare solidi, nonché funzionali al sistema di gioco. In più, un quinto titolare che non faccia troppi danni e almeno un cambio specifico per ruolo (per le guardie, le ali e il pivot). Per arrivare a 15 in rosa, poi, si lavorava di fantasia. A un certo punto, però, lo schema ha cominciato un po’ a scricchiolare, senza mai incrinarsi davvero: quando qualche giocatore a fine carriera arrivava a firmare al minimo salariale per una squadra da titolo, in genere le cartucce migliori le aveva già sparate. Comunque a volte funzionava (Payton, per dirne uno), ma più spesso no (Karl Malone e Charles Barkley solo per citare i due più noti).
Forse il turning point sono stati i Boston Celtics di Garnett, Pierce e Ray Allen. Tre giocatori nel pieno della propria maturità agonistica (Allen aveva 32 anni nel 2007, Garnett 31, Pierce 30), con contratti pesanti  -  oltre 56 milioni di dollari in tre -  che accettano di guadagnare un po’ meno di quanto avrebbero potuto per portarsi a casa l’anello. Che infatti arriva al primo anno. Al terzo arriva di nuovo la finale NBA, persa in sette gare contro i Lakers. Finita l’era dei Big 3 di Boston, inizia quella degli Heat: a Dwyane Wade, in un’estate Pat Riley porta a South Beach anche Chris Bosh e soprattutto LeBron James. Risultato? Quattro finali in quattro anni, due titoli vinti.
Ma è con la firma di Durant ai Golden State Warriors che il banco salta definitivamente: a una squadra che aveva già tre All-Star (Steph Curry, Klay Thompson e Draymond Green), si aggiunge uno di quelli che è considerato uno dei 4 o 5 migliori giocatori al mondo. Non c’è neanche da dirlo: Golden State, che aveva vinto un titolo NBA due anni prima e l’aveva buttato via l’anno precedente, diventa una squadra ingiocabile, vince le prime 15 (QUINDICI!) partite di play-off consecutivamente e chiude la campagna per il titolo con un eloquente 16–1.

Ma com’è stato possibile tutto ciò? Gli innalzamenti che via via sono stati fatti al salary cap hanno fatto sì che i Warriors abbiano potuto elargire 26,5 milioni a Durant, 16,6 a Thompson, 15,3 a Green, 12,1 a Curry, 11,1 a Iguodala. Se la cosa vi sembra abbastanza grossa giù così, beh, diventa ancora più grossa quest’anno con il rinnovo di Curry. Golden State infatti ricompenserà il suo numero 30 con 34,7 milioni, a cui vanno aggiunti 25 a Durant, nonché i ritocchi a Thompson, Green e Iguodala. Se volete la cifra esatta di quello che guadagnerà il quintetto dei Warriors quest’anno, Basketball Reference ci informa che ammonta a 108.723.515 dollari. E ne avanza per firmare Nick Young a 5 milioni, Pachulia a 3,5, David West e Omri Casspi sopra i 2 ciascuno.
È qui che si setta il nuovo standard per la NBA che verrà. Ok, Durant avrebbe potuto ri-firmare con i Thunder per cifre più alte, ma  - scusate il francesismo  - sticazzi: stiamo parlando di un contratto da 25 milioni di dollari, più le sponsorizzazioni che cresceranno, visti gli anelli al dito.
Così, ecco che gli altri team si muovono di conseguenza: il backcourt di Houston con Chris Paul e James Harden, Paul George e Carmelo Anthony che raggiungono Westbrook a Oklahoma City, Jimmy Butler e Jeff Teague che si uniscono ad Andrew Wiggins e Karl-Anthony Towns a Minnesota, Gordon Hayward a Boston insieme a Kyrie Irving, Rudy Gay a San Antonio con Leonard, Aldridge e Pau Gasol… e così via.
Tutti che provano -  chi meglio, chi peggio -  a costruire il proprio super team. Col solo risultato visibile, a oggi, di avere almeno 10 squadre che non sperano neanche minimamente nei play-off e altrettante che sanno già di avere pochissime chance  -  che ci arrivino o meno -  di fare strada.
Mettiamoci comodi, sarà una regular season lunghissima.

[Alle Cinnamon e a tutti i compagni caduti
Bisognerebbe dedicare una piazza
Davanti ad un ipermercato.]

venerdì, settembre 22, 2017

"It's time to dig another one"

Ci sono cose nella vita che trascendono lo sport, il tifo, il campanilismo, l'appartenenza, la tecnica, l'atletismo, il valore sportivo, tutto.
Tutto.

Sono venuto a sapere dell'iniziativa di Riccardo Callara solo ieri, vedendo alcuni post rimbalzare nel mondo dei social network. E il primo pensiero è stato "questa è una roba così bella che devo aiutarlo in qualche modo", e anche se Montecatini non è troppo lontano, e anche se io mastico basket da vent'anni, più indirettamente che direttamente a dire il vero, non credo di poter avere nulla da fare per, che ne so, migliorare la tecnica, motivarlo, cose così.



E allora mi sono detto che dovevo scrivere questo post, mettere in fila un po' di parole in modo non troppo convenzionale, perché tutti devono, dovrebbero, dovranno sapere che il mondo è anche un posto bello. Perché quello che ha progettato Riccardo è una cosa di quelle che ti rimettono in pace con il genere umano, e non solo con i personaggi sportivi, proprio con la razza umana tutta. 

"Sì, ma che ha fatto questo qua?" direte voi. Ah già, perché giustamente uno può anche non saperlo.

Bene, questo è il suo post



Ecco, io su questo tema sono parecchio sensibile, per motivi personali che poco o nulla hanno a che fare con la pallacanestro giocata. Ora, poiché ci tengo che se proprio non riuscite a leggere tutto il pezzo, almeno vi si conficchi in testa questa parte, ve la scrivo con un carattere più grande:  seguite l'account Twitter dell'iniziativa e cercate sui social l'hashtag #triplaperilcancro .

Insomma, io di questa cosa volevo saperne un po' di più, e così ho mandato una mail a Riccardo, gli ho fatto qualche domanda per capire un po' meglio la persona oltre al giocatore di basket, e sinceramente l'impressione che ne ho ricavato sia quella di un ragazzo a posto, che davvero ha deciso di fare questa cosa che avete appena letto con spirito sincero e col cuore in mano.  Un atleta che cerca sinceramente, nel suo piccolo, di essere di esempio per i più giovani, che ha come modelli cestistici Drazen Petrovic e Kobe Bryant, che spera di continuare con questo progetto, magari ampliandolo in altre direzioni.  Un cestista che quando la mette da tre punti cerca di trovare il suo posto nel mondo, io non riesco ad immaginare niente di più autentico, romantico, fantastico.  
La Toscana, si sa, è la terra del campanilismo, per cui io non sono mai stato un tifoso di Montecatini, essendo aretino. Però da oggi lo sarò, un po'. Per Riccardo, perché quello che ha fatto lui sia di sprone ad altri atleti, ai tifosi, ai dirigenti, a tutti quelli che invece faticano a trovarlo, questo posto nel mondo, a tutti quelli che ogni tanto hanno bisogno di ricordarsi che noi viviamo in un pezzettino privilegiato del pianeta, e che quindi dovremmo essere i primi a fare dei gesti, a volte simbolici a volte concreti, per migliorare il mondo.  E - incredibile ma vero - per ora i fenomeni che imperversano su internet si sono tenuti alla larga da Riccardo, non c'è stato nessuno che ha fatto un post per distinguersi, per dire che lui non avrebbe fatto così ma cosà e bla bla bla.  Io temo che siano sempre in agguato, e in una certa misura va anche messo in conto, temo, in un mondo come quello di oggi. E allora io a Riccardo mi sento di dire questo:  se dovesse saltar fuori qualcuno di questi leoni da tastiera, tieni a mente la lezione di LeBron James, "haters gonna hate", e sparagli una tripla in faccia. Ciuff, solo rete. Sarai più leggero di dieci euro, ma con il cuore contento.

venerdì, giugno 16, 2017

FantaNBA 2017 - la classifica finale

Si conclude la sesta edizione di questo FantaNBA di Basket City, che incorona per la prima volta non uno ma DUE vincitori a pari merito. Di seguito i risultati del pronostico delle Finals e la classifica finale.

NBA FINALS 
Golden State Warriors - Cleveland Cavaliers 4-1 MVP: Kevin Durant

Classifica terzo turno
Manq 6 + 3
Carlo 2 + 2
Coach MAM 2 + 2
Silvio 2
Stipe 2
Simo 0
Sciain 0
Rob 0
Ralf 0
Max 0
Dani N.P.

Classifica generale 
Carlo 35
Manq 35
Simo 29
Max 28
Sciain 27

Manq 26
Stipe 25
Silvio 24
Rob 22
Ralf 21
Coach MAM 20
Dani 19
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