martedì, dicembre 09, 2008

Vincenzo Esposito, in arte El Diablo

Nello sport, come nella vita, ci sono dei traguardi che sono superabili e altri che non lo sono, perché sono irripetibili. Un po' come il primo bacio, o la prima volta: ce ne saranno di migliori, ma non saranno mai uguali. Facendo un esempio sportivo, Matteo Paro ha il primato - ovviamente insuperabile - di essere stato il primo calciatore a segnare un gol in serie B con la maglia della Juventus.
Nello sport che interessa a noi, invece, due sono essenzialmente i primati "insuperabili" per i nostri connazionali: il primo italiano ad essere sceso in campo su un parquet NBA (Stefano Rusconi, maglia Phoenix Suns, 12 novembre 1995. Per la cronaca, per lui un minuto in campo e due falli a referto); e soprattutto il primo italiano ad aver segnato un punto nella Lega per antonomasia. La data è il 15 novembre 1995, la partita vede opposti i Toronto Raptors di Vincenzo Esposito e gli Houston Rockets, peraltro bicampioni uscenti, delle leggende viventi Olajuwon, Drexler, Horry e Cassell. Vincenzino nostro, detto El Diablo per il temperamento che mette in campo ancora oggi, sbaglia tre conclusioni dal campo - forse tradito dall'emozione del debutto - ma segna un tiro libero. Negli annali del basket italiano, Esposito sarà per sempre il primo italiano ad aver segnato un punto in NBA. Nonché il primo ad essere andato in doppia cifra.
Ora, fortunatamente per lui e per noi (altrimenti l'articolo sarebbe già finito) la sua carriera non si limita solo a questo, altrimenti saremmo qui a chiederci come ha fatto ad arrivarci, in NBA, peraltro in un periodo in cui gli europei non erano i colonizzatori di oggigiorno, anzi - con l'eccezione di Drazen Petrovic, Toni Kukoc e pochi altri - erano scarsamente considerati e poco utilizzati. Poi, sempre nel 1995-96 Sabonis, e l'anno dopo Danilovic, fecero capire agli amerikanski che non c'erano esattamente solo loro, a saper trattare la palla a spicchi. Ma questa è un'altra storia. La carriera di Vincenzo Esposito ha un prima e un dopo. Il prima è stato quello che indubbiamente gli ha regalato le soddisfazioni più grandi dal punto di vista sportivo. Trafila alle giovanili della Juve Caserta, cresciuto vedendo un certo Oscar Schmidt, per gli amici Mao Santa, uno che detiene tanti di quei primati del basket mondiale che se ci mettiamo a scriverli tutti finisce lo spazio per quest'articolo. Mettiamo che crescere all'ombra di Mao Santa sia servito a qualcosa, Vincenzino comincia a infilare canestri su canestri senza fermarsi più, fino a che la banda di coach Marcelletti arriva a scucire dalle gloriose canotte dell'Olimpia Milano lo scudetto 1991, per giunta in quel di Assago.
Esposito resta altri due anni a Caserta, prima di spiccare definitivamente il volo. E dove va uno che vuole la consacrazione definitiva in Italia, se non a Basket City, o Bologna per i non addetti ai lavori? La sponda è quella Fortitudo, le medie stagionali veleggiano sopra i 24 a partita, e non è che non ci fosse con chi dividere i palloni. Da lì, come detto, verso i Toronto Raptors, per un solo anno, per motivi che dopo vedremo. Al ritorno, sei-stagioni-sei da ventellista e spiccioli, con tre titoli consecutivi di miglior realizzatore del campionato con la maglia di Imola. Quanto basta per farne il quarto realizzatore di ogni epoca del campionato italiano. Qualche breve parentesi in Spagna, e adesso ancora ventelli su ventelli, in B1, ancora una volta in Emilia, con la maglia arancionera dello Sporting Club Gira, un tempo seconda squadra di Bologna, adesso trasferitasi ad Ozzano. Insieme al compagno di mille battaglie Cristiano Fazzi da Reggio Calabria, non ha ancora perso il gusto di giocare, di divertirsi con questo sport, di essere - sempre e comunque - protagonista. Come quella volta al Madison Square Garden, dove si narra che Spike Lee lo insultasse da bordo campo, e lui per tutta risposta ne mise 17 in 21 minuti sul parquet. L'ultimo rilevamento parla di 32 punti a referto con il 50% dal campo, con tanti saluti alla carta d'identità che dice 39 primavere. Il Gira torna alla vittoria dopo un inizio di campionato così così.
Ora, come potevamo lasciarci scappare l'opportunità di intervistare un simile campione? Sentite cosa ci dice... Ne sono venute fuori delle belle...


1. Primi flash della tua carriera: gli anni a Caserta. Al terzo tentativo, finalmente, arriva il meritato scudetto. Cosa ti porti dentro degli anni alla Juve?
Tanto se non tutto o quasi. A Caserta sono cresciuto come ragazzo, uomo e giocatore. La maggior parte dei ricordi sono legati alla Juve Caserta. Dagli anni delle giovanili, agli esordi in prima squadra, fino allo scudetto. Il sogno di ogni ragazzo è poter vincere con la squadra della propria città.
2. Il passaggio alla Fortitudo di Scariolo, la tua definitiva consacrazione a superstar del basket italiano ed europeo. Bologna era l'ambiente giusto per un giocatore del tuo temperamento?
La situazione perfetta. Ambiente caldo, tifo passionale e intenditore di Basket, atmosfera da Derby. Tutto quello che era necessario per il salto di qualità a 24 anni.
3. Parliamo ora di quella, famosissima, stagione 1995-96. La NBA, i Toronto Raptors, undici anni prima di Bargnani. Cosa ha funzionato e cosa no, in quell'anno?
La mia destinazione, forse quella più adatta a me per tanti motivi era Cleveland. La cosa con i Cavs era già fatta ma purtroppo lo sciopero di oltre due mesi bloccò il tutto. Così le uniche franchigie che potevano firmare giocatori erano Toronto e Vancouver. Toronto non era il massimo per due motivi: un allenatore che non amava rischiare sui rookie, ed una squadra totalmente nuova in un paese ancora a zero conoscenza di basket. Ma era la NBA vera e con un po' di sacrifici le mie belle soddisfazioni me le sono poi tolte. Con il top ovviamente a New York!!
4. Pensi mai di essere nato con qualche anno di anticipo, per sfondare oltreoceano? Di fatto, l'NBA è diventata una multinazionale solo negli ultimi 5-6 anni...
Sicuramente la NBA di oggi è molto più aperta verso i non americani. Livello tecnico più basso e motivi di marketing-merchandising hanno aperto le porte a tanti giocatori extra USA. Io mi sono preso le mie belle soddisfazioni ed ho deciso di tornare. Nessun rimpianto!
5. Ma Bargnani (e gli altri) ti hanno mai chiamato per avere qualche dritta? E del loro rendimento negli USA che ne pensi?
Mai sentiti, anche perché sono molto più giovani di me. Hanno tutti le capacità per fare bene, a patto di trovarsi nel posto giusto. Per Bargnani e Gallinari credo non ci saranno grossi problemi. Per Beli credo sia meglio cambiare aria!
6. E com'è stato tornare in Europa, al termine di quella stagione?
Decisi di tornare di mia spontanea volontà nonostante avessi tre anni di contratto garantito. Ero soddisfatto di cosa avevo fatto negli ultimi tre mesi e la NBA non mi interessava più. L'Italia, la famiglia, gli amici ed un buon contratto erano molto meglio. Purtroppo a Pesaro pensavano che dagli USA fosse arrivato Superman. Ma quello esiste solo nei fumetti e il Basket è uno sport di squadra. Squadra che Pesaro aveva messo insieme in maniera abbastanza scadente.
7. Come definiresti il tuo rapporto con la maglia azzurra? E come giudichi lo stato di salute della nostra Nazionale, e della nostra pallacanestro in generale?
La situazione del Basket italiano attuale sicuramente non è delle migliori. Pochi talenti, troppi stranieri, troppi soldi ai pochi giocatori decenti in circolazione, e Nazionale allo sbando. In Nazionale non ho mai avuto modo di esprimermi al mio meglio, fatta eccezione per gli Europei del '95. Ambiente troppo finto e troppo politico e politicamente gestito dalle società di vertice. Non certo il mio ambiente ideale!
8. Domanda d'obbligo: qual è l'avversario più tosto che hai incontrato? E il compagno più forte che hai avuto?
Direi Danilovic come avversario e Shackleford come compagno! Ma la lista di quelli super sarebbe enorme: da Myers a Gentile, da Richardson a Oscar etc,etc.
9. Il presente alla Gira: teoricamente, siete una squadra forte, nella categoria. Perché questo inizio di campionato un po' difficoltoso?
Gli infortuni, la squadra nuova, e i giovani ancora non prontissimi ci hanno un pò frenato. Ma credo che faremo bene, anche se non siamo assolutamente da promozione!!
10. Come sogni di chiudere la carriera (non ti chiedo "quando" perché spero sia il più tardi possibile)? E hai già pensato a cosa farai "da grande"?
Sto molto bene al Gira. Vicino casa, buon contratto, società seria e con buone persone. Finché mi diverto ed il fisico tiene tiriamo avanti, magari ancora al Gira. In futuro, fare lo scout internazionale per la NBA o il General Manager sarebbe l'ideale. Vedremo...

6 commenti:

Limerick ha detto...

Grande Vincenzino, un giuoccatore che mi ha fatto appassionare al basket... anche se io ero per l'Enichem Livorno :D

Anonimo ha detto...

Grande Saras, stavolta mi hai davvero stupito, hai davvero superato te stesso... l'unico rammarico: avessi saputo prima dell'intervista, imitando il capo della CIA che si rivolge a Bud Specer e Terence Hill in "nati con la Camicia", t'avrei detto "Se si potesse evitare, di menzionare quella prestazione lì, al Madison..." MA ORMAI è ANDATA

GO KNICKS!!

Anonimo ha detto...

(PHL 79)
Grande Saras, stavolta mi hai davvero stupito, hai davvero superato te stesso... l'unico rammarico: avessi saputo prima dell'intervista, imitando il capo della CIA che si rivolge a Bud Specer e Terence Hill in "nati con la Camicia", t'avrei detto "Se si potesse evitare, di menzionare quella prestazione lì, al Madison..." MA ORMAI è ANDATA

GO KNICKS!!

Junio Claudio ha detto...

Il più bel ricordo di vincenzino fu quando nella mitica gara-5 della finale scudetto 91 uscì in barella e nonostante l'infortunio voleva tornare in campo perchè, come disse in diretta tv, nonostante il dolore "non me ne frega 'nu cazzu"...tanto ci avrebbe pensato Nandone Gentile.

Anonimo ha detto...

Grande Rub! Esposito tra l'altro viene spessissimo a vedere la Trenkwalder, immagino per Melli e Marcelletti, ma ora dopo il nostro indegno spettacolo mostrato di recente si fa vedere meno...

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

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