domenica, gennaio 07, 2007

“SAME OLD KNICKS” (?)

(OVVERO ALCUNI MOTIVI PER ESSER TIFOSO DEI KNICKS E NON RICORRERE ALLA “WELBY-RULE”, NONOSTANTE TUTTO…)

Il Garden dei record, quello per intenderci delle quasi mille partite “sold out” di fila, è ormai un ricordo quasi sbiadito nella Grande Mela; quella che una volta era “World Most Famous Arena”, ormai è stata ribattezzata “World Most Empty Arena”: Si arriva infatti a 18 mila nelle sere speciali (quando, per intenderci, sono in visita ufficiale LBJ o gli Spurs), con una media nelle prime apparizioni stagionali che supera di poco i 15 mila. Il motivo? Venir fuori da una stagione che ha fatto registrare 23W (peggior record da non so quanti decenni) e che ha portato al licenziamento, con tanto di strascico giudiziario, di Coach Larry Brown, presentato 7 mesi prima come l’uomo della rinascita, colui che avrebbe dovuto finalmente condurre i Knicks fuori dal deserto degli ultimi anni, verso l’agognata terra promessa. Arrivato quindi nella Grande Mela con tutti gli onori riservati ai più grandi (addirittura Vecsey sul Post era tornato ad esser fiducioso!) e legato a Isaiah Thomas (ribattezzato “Zeke” nei forum americani) da un rapporto quasi da “padre-figlio”, Larry “Clown” ha chiaramente capito, dopo i primi e sinceri tentativi di dare una vera identità alla squadra, di dover drasticamente virare verso una vera e propria Re-Fundation, che, questo lo si è scoperto solo dopo, doveva coinvolgere anche il “figlioccio” Thomas e che si basava sul presupposto che la squadra aveva una bassissima attitudine difensiva, poco IQ cestistitco e soprattutto poca voglia di metabolizzare i maniacali metodi di lavoro del “Vecchio”. Risultato? Stagione da 23-59, con più di 70 starting five diversi in 82 partite, giocatori clamorosamente panchinati dopo un’ottima prestazione la sera precedente, il terzetto di rookie (l’unica vera gioia del Madison) più volte umiliato con cucce lunghissime, liti praticamente quotidiane con Marbury… Il tutto con in mente un unico obiettivo addirittura sbandierato: far implodere l’ambiente, coinvolgere anche Thomas nel crollo e poi ripartire investito dalla proprietà del doppio ruolo di Coach e GM, rifondando la squadra dal primo al dodicesimo uomo,
nessuno escluso.
Tutti sanno poi comè andata a finire, con Larry “Clown” licenziato e Thomas “costretto” a scendere nell’Arena dai più comodi e meno scottanti uffici dirigenziali all’MSG.
Same Old Knicks anche con Zeke? A ben guardare, gli stoici tifosi arancio-blè hanno alcuni motivi per vedere una flebile lucina in fondo a questo interminabile tunnel
A) “Nessuna nuova, buona nuova”, nel senso che il fondo pare sia stato toccato lo scorso anno, dopo 3 stagioni di crollo verticale e progressivo: Zeke stà cercando di dare una fisionomia certa alla squadra, che ha (almeno sin’ora) un suo quintetto-base ed è da lì che è voluto chiaramente ripartire, anche per dare un segnale di discontinuità rispetto all’anno passato (dove ci si era covati per davvero una serpe in seno!).
B)Il “Generale” (David) Lee: Scelto con la 30a (TRENTESIMA) scelta assoluta da "Mister Draft" alias Isaiah Thomas è, al suo secondo anno da pro, il miglior rimbalzista offensivo della lega, il migliore nella lega anche sui 48’ (ne prenderebbe 17, così come Camby), "solamente" 8° nella classifica generale a causa dei 30’ scarsi d’utilizzo a sera: serissimo candidato per il premio di 6° uomo dell’anno, anche per le sue 19 doppie-doppie in stagione, oltre alla doppia –doppia di media (11+11). E' l’idolo incontrastato del Garden, che rivede in lui la reincarnazione dei “monstre” Larry Johnson ed Anthony Mason; oltre a lui, vanno ricordati tra i giovani “Il Nano” alias N8, ovvero Nate Robinson, campione uscente dello slam dunk contest 2006 e altra vera “pila atomica” proveniente dal pino arancio-blè, uno dei più produttivi e di maggior impatto di tutta la lega. Renaldo Balkman, pescato non si sa dove da Thomas, sembrava ad inizio stagione non esser ancora pronto ad entrare in rotazione ed invece, complici gli infortuni, s’è ritagliato il suo spazio, contribuendo in alcune W con tanta intensità, tanti rimbalzi e qualche imputazione per “lesa maestà” in giro per gli stati (si è permesso 2 stoppate + un flagrant nella stessa gara a “King James”, oltre ad aver limitato gente come Wade e Carter). Tutto questo senza dimenticarsi di Frye, 2° miglior rookie lo scorso anno dietro l’inarrivabile Paul, giocatore morbido difensivamente ma dalle mani davvero fatate e letale nei P&R con Marbury.
C) Q Rich. Travolto dallo Tsunami-Brown lo scorso anno (oltre che dall’assassinio del fratello a dicembre), Q ha mostrato subito gli attributi quest’anno, divenendo il leader difensivo della squadra in contumacia Jeffries e meritandosi addirittura l’appellativo di “DA MAN” nei severissimi forum americani dedicati ai Knicks.
D) Stephon Marbury, alias Starbury, ma anche Fuck-bury, Lotto-bury, Mar-boo-ry (dopo i recenti boos subiti al Garden), ovvero l’unica stella “certificata” presente in squadra (per quelle in via di certificazione, vedi il prossimo punto); l’uomo a cui sono legati (bene o male) i destini di questa squadra: nel 2004 una sua frase (sciaguratissima, ma pur sempre una frase) “I’m the best point guard in the league” detta alla vigilia di una partita coi Nets d’un allora caldissimo Kidd, scatenò i media di tutto il paese e portò la squadra ad un autentico tracollo: arrivarono 8 sconfitte a fila e la stagione praticamente finì lì. Anno 2005, la squadra ebbe l’unica striscia positiva a gennaio, con 6W consecutive, in cui Marbury mantenne una media di 25pts e 9.5 asts. La striscia si chiuse proprio nella gara in cui Starbury s’infortunò al gomito.
Quest’anno, dopo il rissone coi Nuggets ed il backcourt falcidiato dalle squalifiche, chi ha dato il là alla striscia aperta di 4W su 5 giocate (con avversari come Jazz, Bulls e Pistons), portando improvvisamente le proprie cifre a 26 e 10 dopo averle tenute a 10 e 4 fino a quel momento? Nn credo sia difficile da indovinare… La squadra ed il suo destino è legato a doppio filo a Marbury, che sta cercando disperatamente di essere un giocatore migliore per la squadra (cosa che fino ad oggi mai gli è riuscita!) pur mantenendo le proprie cifre da campione: vale a dire sta cercando di divenire un leader, come lo è stato MJ per i bulls, o come lo sono DW per gli Heat ed LBJ per i Cavs.
Dopo un inizio brutto per davvero, arrivano segnali confortanti da Starbury… Speriamo solo non sia il solito fuoco di paglia!
E) Last but not least, Eddy Curry, oppure Shaquille O’Curry, come è stato, giustamente aggiungo, ribattezzato. Arrivato in cambio di 2 scelte non protette (lo scorso anno sanguinosissima 2a scelta assoluta) e pure lui coinvolto nell’annus horribilis di Larry “Down”, Thomas l’ha definito qualche giorno fa la pietra d’angolo dei suoi knicks, il pilastro su cui costruire la squadra che in 2-3 anni dovrà lottare per l’anello… E come dargli torto! Dopo un inizio in sordina, Curry ha decisamente “svoltato”, infilando 11 partite a fila sopra i 20 pts e battendo un record di franchigia che apparteneva nientepopodimenoche a Pat Ewing, l’ultimo vero lungo dominante dei Knicks. 18.7 pts. e 7.6 reb sono le sue cifre su 36 gare, ma nelle 11 in questione ha viaggiato a 26 e 10 con quasi 2 stoppate e 2 assist. E’ chiaro che un lungo così dominante, Heat a parte ovviamente, nessuno ce l’ha ad est… Dovrà sicuramente abituarsi ad essere la prima opzione ed alle conseguenti attenzioni delle difese avversarie, ma soprattutto dovrà migliorare negli scarichi (fondamentale punire i raddoppi per un lungo…).
Badate però, questo non significa che il Garden quest’anno rimarrà aperto anche a maggio, è solo un elenco di motivi per sperare che qualcosa, finalmente, si muova (…E poi l’opening game degli Yankees è distante 4 mesi, cosa faccio fino ad allora?!).
I Knicks sono in realtà ancora lontani dall’essere considerati per davvero una Squadra: la ormai famigerata “monkey on the back” che i Knicks si portano appresso sin dal dopo-Van Gundy, non è stata scrollata di dosso ed in alcune sere sembra davvero esser insostenibile… A questo vanno poi aggiunte le ormai ataviche lacune palesate negli ultimi anni, per prima la mancanza d’un leader, uno che prenda per mano la squadra nei frequenti e spesso decisivi momenti di totale black-out, oltre all’assoluta necessità d’un play puro ed un lungo che incuta timore non solo per le dimensioni, ma che difenda per davvero.
Per fortuna poi c’è la Atlantic Division, mi vien da dire in chiusura… Definita la peggiore division della storia della lega, ci sta chiaramente tenendo a galla, anche se quella lucina, in fondo a ‘sto maledetto e lunghissimo tunnel, forse da qui ad un paio di mesi, diventerà qualcosa di concreto…


2 commenti:

Rob ha detto...

la speranza è l'ultima a morire, insomma... un po' com'è per me, quest'anno!
welcome on board, comunque! :)

max ha detto...

bell'articolo ;-)

per me comunque Marbury va sostituito

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