mercoledì, novembre 04, 2009

L'importanza di chiamarsi Morrison


Se vi capita di trovarvi, per nascita o semplicemente per lavoro, negli Stati Uniti e fate Morrison di cognome, tranquilli. Ci sono ampie probabilità che abbiate successo. Ovviamente, come per tutti negli USA, la durata del medesimo, una volta raggiunto, dipende da voi, dalla vostra abilità, dal vostro fisico, dalla vostra mente, da voi stessi insomma.


L'apripista di questa tendenza è stato indubbiamente James Douglas "Jim" Morrison, nato a Melbourne (ma quella della Florida) nell'Anno Domini 1943. Il primo dei Morrison era un cantante, nonché compositore di testi di un certo livello - diciamo giusto una spanna sotto quel Bob Dylan che in America si studia nelle scuole tra i poeti contemporanei - transitato da Florida State e da UCLA senza tuttavia portare a casa una laurea. Il figlio dell'Ammiraglio George S. Morrison tuttavia, insieme ai compagni di squadra Manzarek, Krieger e Densmore (a completare il quintetto mettiamoci Albert Hoffmann, e William Blake come Head Coach), si è ritagliato un posto di tutto rispetto nella storia. Del rock, ok, ma non solo di quello.

Quindi tocca allo scozzese  Grant Morrison, autore di fumetti principalmente per la DC Comics, non so se vi dice niente il nome "Batman". Se la risposta è no, benvenuti sul Pianeta Terra, terzo del sistema solare, eccetera. Eisner Award 2006, per le statistiche, nonché, a quanto pare, unico autore di fumetti ad avere un alter ego nel mondo delle nuvole parlanti, i cui diritti sono peraltro detenuti dalla DC Comics di cui sopra.

Se vi siete chiesti il perché di questo lungo preambolo, il motivo vero per cui ne stiamo parlando qui è il terzo capitolo della saga, quell'Adam Morrison dal look vintage che più vintage non si può, attualmente in forza (?) ai Los Angeles Lakers, che come si evince dalla colonna a destra del presente pezzo, sono i campioni NBA in carica. La storia di Adam è talmente singolare da meritare di essere raccontata qui, nonostante non sia un giocatore che in gialloviola sposti alcun equilibrio. Nel corso della sua carriera NCAA a Gonzaga (Alma Mater di John Stockton, nel caso ve lo foste dimenticati), durante la stagione 2005-2006, il suo rendimento era tale che secondo alcune accreditate giurie di addetti ai lavori poteva essere considerato alla pari di Sua Maestà JJ Redick, uno che nel basket collegiale le onde le ha fatte per davvero. E in effetti il giorno del draft il suo nome venne fuori per terzo, dopo i soli Bargnani e Aldridge. Grazie soprattutto ai 28.1 per allacciata, che avevano fatto gridare più d'uno al redivivo Larry Bird. A posteriori, magari non era il caso, ma vai a saperlo. E poi, a sceglierlo era stato un certo Michael Jordan, roba che te la metti anche nel biglietto da visita. In sovrannumero, aggiungete che questo qua si fa le punture di insulina nell'addome quando non è in campo, perché a 13 anni gli è stato diagnosticato il diabete. Per un periodo, durante la sua stagione da rookie, era anche in testa ai ranking ufficiali. Poi, un po' la difesa, un po' le triple che non sempre entravano, ha perso posizioni ed è comunque entrato nel secondo quintetto di fine stagione. La fortuna, poi, ha preso a voltargli a poco a poco le spalle, nel senso che la sua seconda stagione NBA non è neanche iniziata, a causa della rottura del crociato anteriore quando mancavano dieci giorni alla prima palla a due. Al ritorno nei campi dei pro, l'anno dopo, lo spazio era diminuito, fin quasi ad azzerarsi. Così, quando ai Lakers mancava una contropartita per equilibrare lo scambio Brown-Radmanovic, ecco che il terzo dei Morrison celebri se ne va in gialloviola. Così, nel suo curriculum, può anche mettere "parte del roster dei Los Angeles Lakers campioni NBA 2009". La sfiga sta nel fatto che, essendo stato tagliato prima dei playoff, l'anello di campione non dovrebbero averglielo dato. Segnali confortanti sono venuti dalla Summer League, anche se in campionato pare essere tornato in fondo a tutte le rotazioni di Coach Zen. Ma in fondo, anche così ha avuto ben più di un quarto d'ora di celebrità...

1 commento:

Matteo ha detto...

Tranquillo socio, Adam è stato il primo giocatore a ricevere l'anello da Stern nella cerimonia del pre-opening game...l'ho visto in TV e volevo piangere! Cerimonia cmq di livello "bassino" con A.C. Green, Cooper ed ovviamente Magic a fare da hosts...unica scena degna di nota il coach che riceve il decimo (10°!!!) anello dalla fidanzata J. Buss!

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